S13 – Geografie del sacro: lo spazio-tempo come nuova frontiera per il geografo

COORDINATORI: Gianfranco Battisti, Università di Trieste. 

ABSTRACT

Nel libro che costituisce il suo testamento spirituale – La geografia del tempo – Adalberto Vallega ha trattato in successione il tempo dell’esistenza e il tempo della ragione per approdare infine al tempo della religione. Quivi ha avuto il coraggio di affrontare due questioni che i geografi avevano messo in soffitta, tra gli abiti smessi e non più indossabili, all’indomani della morte di Ritter: cosa c’è oltre il tempo e quali rapporti possono intercorrere tra tempo ed eternità.
All’interno di un’analisi epistemologica rivolta alla tradizione europea, Sanguin (2016) sottolinea come Vallega abbia qui tracciato i contorni di una geografia escatologica. Quanto a noi, dobbiamo riconoscere che i pur numerosi e spesso pregevoli contributi sinora apparsi sugli aspetti geografici della religiosità sono rimasti all’interno del paradigma positivista, analizzando vuoi gli aspetti materiali, vuoi quelli culturali della fenomenologia. Nonostante la svolta culturale, la ricerca geografica non ha ancora affrontato il nodo del soprannaturale, che non sta negli oggetti e nei riti, ma nel nocciolo comune delle credenze, nelle quali consistono le diverse visioni del mondo. Ricorrendo al linguaggio di Vallega (1995) potremmo definirlo “”il processo orientato che coinvolge assieme realtà materiali e realtà spirituali””.
Il problema trascende la nostra disciplina. Gli astrofisici si confrontano con la “”materia oscura””, della quale riconoscono gli effetti pur non essendo in grado di “”vederla””. Ergo, l’invisibile esiste ed esercita degli effetti su quella che consideriamo la nostra realtà. La fisica considera inoltre gli universi multipli come una possibilità concreta, pienamente compatibile con la problematica, propostaci da Vallega, di un tempo apparentemente senza traiettoria, collage di eventi (spazialmente connotati), privi di ordine e di relazioni causali tra loro. Quanto alle scienze applicate, la ricerca neurologica avalla ormai il convincimento di Platone che la coscienza (dunque, la vita) non è legata alla carne. Se ne è avuta un’eco, per quanto isolata, anche in geografia.
Non sembra allora fuori luogo un riconoscimento reciproco tra le ragioni della fede e quelle della scienza e la nostra disciplina potrebbe bene candidarsi per una operazione culturale di ricomposizione del sapere che avverrà comunque anche senza di noi. Sarebbe un modo appropriato per non lasciar cadere l’eredità intellettuale di Vallega, come implicitamente suggerisce A. Sanguin.
La sessione accoglie contributi sia teorici che applicativi relativi alle interpretazioni della realtà spazio-temporale fondate sulla visione religiosa e le conseguenti ricadute sul territorio.

DISCUSSANT: A. Sanguin

PAROLE CHIAVE: Geografie del sacro; spazio-tempo;

LINGUE: Italiano

CONTATTI: gbattisti@units.it

SLOT 1
CHAIR e DISCUSSANT: Gianfranco Battisti

Paolo Benedetti
Il paradosso del tempo e dello spazio dell’infinito

M. P. Pagnini, A. Pagano
Religioni e percezioni del tempo

Orietta Selva
Le Mappemundi medievali tra geografia e cartografia del sacro

Michele Stoppa
Un nuovo cielo e una nuova terra. Suggestioni di metageografia escatologica

SLOT 2
CHAIR: Michele Stoppa

Giacomo Cavuta, Dante Di Matteo
Il Cammino di Santiago de Compostela. Un viaggio tra elicitazione e retrospettiva

Giuliana Quattrone
Strutture religiose storiche quali testimonianze identitarie sul territorio per la riorganizzazione territoriale e la promozione turistica

Alberto Vanolo
Spazio e nuovi movimenti spirituali: il caso della comunità di Damahur

Alessandra Ferrighi
Trasformazioni urbane e nuove geografie: “tempi infelicissimi” per la Chiesa veneziana (1797-1821)

Margherita Azzari, Fiorella Dallari, Pierluigi Magistri
Patrimonio sacro tra rischio di abbandono ed esperienze di recupero e valorizzazione

DISCUSSANT: Gianfranco Battisti